A seguito dei recenti fatti di violenza che hanno coinvolto giovani e giovanissimi nei pressi di Porta San Tommaso a Treviso, noi del Gruppo Territoriale “Treviso Maggiore” vorremmo dare un nostro contributo costruttivo al riguardo. La comprensibile reazione di rabbia nei confronti di un nuovo fatto di questa gravità non deve farci perdere lucidità nel considerare vari fattori.
Lo stato dell’arte
Per questi giovani violenti s’invoca a gran voce il carcere; ma il carcere minorile di Santa Bona può veramente assolvere alla sua funzione se le condizioni in cui opera sono quelle descritte dalla nostra precedente Consigliera Regionale Erika Baldin nel seguente articolo https://www.erikabaldin.it/oggi-in-visita-al-carcere-minorile-di-treviso-sovraffollamento-causato-dal-decreto-caivano/ ?
In sintesi, a marzo del 2024 la situazione descritta era quella di un carcere pensato per soli 12 detenuti che ne ospitava già 19, con meno personale del previsto e senza strutture adeguate a essere un luogo di rieducazione e reinserimento in società.
Pur essendo tutti convinti che la certezza della pena sia imprescindibile, se teniamo presente quanto appena descritto e la mole di casi che coinvolgono minori, quale sarà la probabilità di vedere soddisfatta la tanto invocata “certezza della pena” o “pena esemplare” ?
Un altro aspetto che fa infuriare più o meno tutti è “e la scuola cosa fa”? Le sanzioni peggiori a scuola sono la “nota disciplinare” e la “sospensione”, una volta temutissime entrambe e fonte di vergogna, oggi che impatto reale hanno? Di fatto, per cercare di rendere il più efficace possibile l’azione educativa della sanzione, certe scuole preferiscono trasformare la “sospensione” in qualche lavoro da svolgersi presso la scuola stessa dove i ragazzi possono essere controllati. Non dimentichiamo infatti che la società è cambiata e ogni azione educativa e correttiva deve tenere conto di queste trasformazioni.
Le cronache cittadine, regionali e nazionali ci riportano con sempre maggiore frequenza notizie di attacchi fisici compiuti da giovani e giovanissimi nei confronti di coetanei e adulti. Ne abbiamo parlato nel nostro Gruppo Territoriale e da un primo confronto tra di noi attivisti è emerso quanto segue: per arginare il fenomeno della violenza giovanile bisognerebbe urgentemente intervenire in due ambiti, educazione e certezza della pena.
Educazione
Genitori, scuola, educatori, e cittadini in generale non andrebbero lasciati da soli a confrontarsi con un mondo giovanile profondamente diverso dal passato. Cosa fare? Ecco alcuni esempi: introdurre per gli studenti percorsi obbligatori di educazione alle emozioni fin dalla scuola dell’obbligo; incontri obbligatori per i genitori dei pre-adolescenti e degli adolescenti per parlare delle nuove tendenze giovanili e delle nuove tecnologie, dei social, ambienti virtuali dove spesso i giovani trovano rifugio; magari aprire anche da noi un dibattito a livello politico sull’opportunità di vietare l’accesso ai social ai minori di 14/16 anni.
Si dovrebbero anche dare ai genitori i riferimenti necessari per poter chiedere aiuto in caso di comportamenti anomali del proprio figlio/a. Attualmente ogni famiglia si deve arrangiare; invece, un sistema di supporto che intervenga in caso di situazioni a rischio, prima ancora che si trasformino in delinquenza, deve diventare strutturale, universale, di facile accesso. Attualmente, non dimentichiamo che il sistema di trattamento di problemi legati a comportamenti violenti o dipendenze si regge sul volontariato o su cooperative in appalto.
Certezza della pena
Lungi dal voler alimentare le polemiche, siamo stanchi di sentir invocare pene “severe”, “esemplari”, quando poi chi governa approva leggi salva-delinquenti che permettono ai malviventi di scappare; il caso delle borseggiatrici di Venezia ne è un esempio.
In fin dei conti, per avere la certezza della pena basterebbe modificare le storture delle leggi attuali. Non solo, è fondamentale la presenza di strutture adeguate nelle quali i detenuti possano scontare la loro pena in condizioni dignitose, e che siano veramente strutture di riabilitazione e rieducazione.
Purtroppo, in Italia, le priorità sembrano altre: la separazione delle carriere dei magistrati, il riarmo, i centri in Albania, il Ponte sullo Stretto, la cancellazione dell’abuso d’ufficio, l’obbligo del consenso dei genitori per i corsi di affettività nelle scuole, il bonus per chi iscrive i figli nelle scuole private…
Recentemente, il 20 dicembre 2025, abbiamo partecipato alla manifestazione a Porta San Tommaso con la quale i cittadini, le famiglie dei ragazzi aggrediti, chiedevano alla politica di ascoltare, di trovare soluzioni “tutti insieme”. Ecco, crediamo che prima di tutto serva l’assunzione di responsabilità di voler veramente risolvere il problema non con semplici slogan ma con piani di azione seri e condivisi con i cittadini e con tutte le forze politiche, non solo con chi sta al potere. Qui non si sta parlando di un pugno di voti, ma del futuro delle persone.
Continueremo sicuramente questa discussione all’interno delle prossime Assemblee del Gruppo Territoriale per analizzare meglio il fenomeno e proporre delle soluzioni. Ci auguriamo di poter veramente lavorare di concerto con le altre forze politiche della città. Grazie per l’attenzione.
A nome e per conto degli attivisti del Gruppo Territoriale del M5S “Treviso Maggiore”
La Rappresentante, Valentina Manente
Foto di Chethan Kanakamurthy su Unsplash
Comunicato stampa inviato venerdì 12 dicembre 2025







